La Terapia Biosistemica

 

“Pensieri, azioni e sensazioni formano un sistema e sono legati tra loro come potrebbero esserlo i membri di una famiglia che si snaturerebbe se un suo componente venisse a mancare.”

L’approccio terapeutico Biosistemico nasce  dall’incontro tra teorie a base biologica e bioenergetica, e una visione sistemica delle relazioni che aiuta ad integrare processi fisiologici di vari livelli( molecolare, organico) con campi differenti nelle funzioni mentali (logico-verbale, immaginativo).  Al centro dell’ approccio Biosistemico si collocano le emozioni, elemento di interesse fondamentale  per la loro complessità psico-corporea, per i loro aspetti neurofisiologici, per la loro ricaduta sui territori dell’immunologia e più in generale della psicosomatica, e per la loro centralità in qualunque argomento clinico psicopatologico.  La teoria sistemica fornisce numerosi contributi alla psicoterapia Biosistemica, aiuta ad integrare processi fisiologici complessi, permette di connettere tra loro processi di natura diversa, corporei e mentali, in unità complesse di ordine superiore, in sistemi caratterizzati da un’organizzazione di parti in reciproca alterazione. Questo e’ un aspetto originale dell’approccio biosistemico perché consente di intervenire in contesti di coppia e di gruppo con un modello psicocorporeo che permette di leggere la maggiore complessità dei fenomeni relazionali e organizzazionali con strumenti che connettono gli elementi verbali allo scenario globale fatto di movimenti, posture e vissuti corporei. La teoria Biosistemica si basa sull’idea che ci siano processi fisiologici inconsapevoli che sono alla base delle nostre difficoltà emotive. Ci riferiamo alle dinamiche del sistema limbico, considerato il “cervello emozionale” da Paul McLean, e a tutti i processi cerebrali al di sotto di questo livello subcorticale, che partecipano alla nostra vita esperenziale e comportamentale, ma il cui funzionamento non e’ direttamente collegato ai campi d’azione della coscienza. La psicoterapia Biosistemica parte perciò dalla “radice organica” che, come è stato più volte mostrato, influenza i processi corporei inconsapevoli che si trovano al di fuori della coscienza. Specifiche tecniche, che coinvolgono anche un differente uso del linguaggio, mobilitano e trasformano tali processi fisiologici inconsapevoli, congiuntamente a quelli accessibili alla coscienza, con il preciso obiettivo di riconnettere i livelli organici profondi con il territorio della parola e dei significati. Allo stesso tempo la teoria sistemica mostra che i processi fisici e fisiologici sono il frutto dell’interazione di sottosistemi semi-autonomi. Ciò significa, in ambito clinico, che le sensazioni corporee, le emozioni, le funzioni cognitive, le funzioni percettive, l’immaginazione visiva, le espressioni non verbali, e così via, sono tutti sistemi funzionali che devono svilupparsi, ognuno a proprio modo. Il processo terapeutico viene portato avanti in modo tale da favorire l’emergenza di molteplici sistemi psicofisiologici della persona.  Da queste considerazioni derivano le tecniche specifiche di intervento che si caratterizzano per livelli crescenti di complessità e che si applicano in maniera “aperta”, senza cioè che effetti o conclusioni siano presupposti.  Per l’approccio sistemico tutto ciò che libera la conoscenza e sblocca l’immaginazione e’ il benvenuto: esso si immagina aperto, come i sistemi che studia.

 

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